domenica 29 maggio 2016

Astri e sport. L'ultimo scudetto ed il 99° Giro d'Italia



           Analizzerò in breve come l'Inter abbia perso l'ultimo scudetto, da un punto di vista ovviamente diverso rispetto a quello prospettato da parte dei media.  Chi scrive non è un giornalista sportivo, anzi neppure un giornalista, ma un semplice pubblicista.  D'altronde questo articolo non consisterà in una pura analisi astrologica, ma piuttosto in un esame a doppio binario, a metà fra l'astrologia (neanche in tal campo sono un professionista) ed il tifo calcistico o ciclistico.   



Lo scudetto mancato dell'Inter

           L'allenatore nerazzurro Mancini, alla fine del Campionato 2014-15, aveva dichiarato speranzoso: un altr'anno vinceremo lo scudetto.  Forse per dar morale ad un ambiente che proveniva da una delusione dietro l'altra.  Sta di fatto che non molto tempo dopo, credo a fine giugno,  provai a vedere se questa sensazione individuale trovasse corrispondenza nei fattori astrali; che, a scanso di equivoci, sono a mio giudizio i fattori determinanti d'ogni azione umana.  Soltanto collo spirito ne siamo al di sopra, non c'è altra libertà nel mondo.
           Venne agosto e l'Inter perse qualche amichevole, per cui i giornalisti sportivi non posero l'Inter fra le favorite.  Io, invece, sì.  Qualcuno si chiederà: e tu, scusa, che contavi?  Niente, certo.  Sennonché, la bontà delle previsioni non dipende soltanto dalle conoscenze in materia sportiva, ma anche dall'apprendimento di certe tecniche speciali di previsione.  Io non credo che un astrologo od un cartomante a completo digiuno di sport possa far previsioni in ta senso, perché altrimenti finirebbe come me quella volta che, in assenza di conoscenze tecniche sul piano meccanico, provai da giovane a tradurre dall'inglese i nomi delle parti componenti d'una moto.  L'inglese a me noto era l'idioma letterario, non quello in uso sul piano tecnico-industriale, onde ho finito per tradurre con espressioni assai vaghe termini quali 'forcelle' ecc.  Non intendendomene di moto e di automobilismo, potevo esser di poco aiuto a mio cugino Giorgio, che lo richiedeva, se non fosse stato che lui essendo meccanico automobilistico aveva una determinata esperienza nel campo e pur non sapendo l'inglese riusciva a trasformare le mie iperboli linguistiche di tipo shakespeariano in frasi sensate, terra-a-terra. 
           Stesso discorso vale del resto che per chi conosce bene o male lo sport, ma non le tecniche di previsione, a meno che si affidi alla legge di probabilità.  Ma la legge di probabilità non ha mai dato grandi risultati.  Una volta si usava colla moneta della lira il testa-croce, che valeva in percentusale 50 e 50.  Una previsione che valga deve almeno arrivare al 75%.  I calciatori, gli allenatori (compresi gli ex- di entrambe le categorie) od i giornalisti sportivi sono in grado di arrivare a questa percentuale?  Non credo.  La mia sensazione, dopo averli ascoltati per molti anni, è questa: che diano per scontato che vincano i primi in classifica od i loro immediati inseguitori, invece spesso le situazioni si ribaltano incredibilmente.  Ciò vale sia nell'ambito d'un campionato calcistico che d'un giro ciclistico, oppure d'una singola partita o d'una singoola tappa.  Chi avrebbe previsto, sul piano semplicemente tecnico, l'eliminazione del Barcellona nei Quarti di Champions?  Chi il ritorno della Juve ai vertici dopo la sconfitta col Sassuolo?  Chi immaginava che Lazio e Sassuolo riuscissero a togliere il primato alla squadra di Tohir alla fine del Girone d'Andata?  Chi poteva pensare che la Lazio perdesse in casa collo Sparta Praga, dopo aver ottenuto un ottimo pareggio in trasferta?  Chi poteva immaginare la vittoria di Nibali prima della terz'ultima tappa del 99° Giro d'Italia?  Al massimo potevano esserci delle speranze, ma non delle certezze anche sul piano tencico.
           Ora, fino alla terz'ultima partita dell'Andata, l'Inter aveva dominato il Campionato, perdendo solamente in casa colla Fiorentina (1-4) e col Napoli in trasferta (2-1).  In molti pronosticavano la vittoria dello scudetto da parte nerazzurra, io per primo.  Ed al secondo posto, quando non al primo, la Fiorentina.  Non ero un tecnico, d'accordo, ho solo giocato e allenato ad un livello paesano; fino ai ragazzi del Derthona (allora in Prima Categoria) c'ero arrivato, ma poi mi sono perso per cause varie.  Principalmente, una pallonata che mi spaccò il setto nasale durante l'ora di ginnastica al Ginnasio e mi costrinse ad abbandonare per sempre il calcio giocato.  Avevo già subito al naso un trauma congenito al momento del parto, essendo nato 10 giorni dopo il previsto. 
           L'Inter, a poco a poco, dopo le due suddette sconfitte con Lazio e Sassuolo è precipitata al quinto posto perdendo o pareggiando parecchie gare.  Ed il Campionato sembravano giocarselo all'inizio del Ritorno Napoli e Juve, ma in realtà dopo un breve periodo sono stati i bianconeri costantemente a dominare.  Mi pare di poter dire, almeno, sebbene qualche tifoso del Napoli si sia forse illuso fino al gol di Zaza a Torino che la sua squadra potesse farcela.  A mio parere non c'è mai stata questa eventualità, il Napoli pur campione d'inverno è stato in testa soltanto qualche giornata.  Come avevo potuto sbagliare così clamorsamente le previsioni?  Vi sono precise ragioni. Secondo quanto ho premesso, non sto a rifarmi a considerazioni di tipo solamente sportivo; per questo bastano i professionisti, giornalisti o calciatori che siano, essendo il sottoscritto esclusivamente un tifoso.  Le mie conoscenze da tifoso le userò solo per non dire sciocchezze, appoggiandomi a Wikipedia o al web per i dati vari.  Conscio, d'altra parte, che ci sono vari fattori in ogni partita che non dipendono dai giocatori e dalla loro abilità: i responsi arbitrali, la fortuna di gioco, il tifo del pubblico, le condizioni di salute d'ogni atleta, le motivazioni psicologiche o quelle di classifica.  Tutti questi dipendono dagli astri, che lo si sappia o no.  Naturalmente qualcuno potrebbe sbuffare al riguardo.  Ma come giornalisti, allenatori ed atleti (od ex-allenatori ed ex-atleti dediti al giornalismo) pretendono di sbandierare la loro competenza nel campo cosa giusta e sacrosanta che competenza hanno a giudicare le cose che ho elencato come non dipendenti dalle forze astrali?  Certo, ufficialmente la scienza è dalla loro parte, ma gli scienziati al di fuori del loro stretto campo di applicazione sono spesso degl'ignoranti in campo umanistico (non tutti per fortuna, io medesimo provengo da quel settore avendo studiato in principio Medicina e Chirurgia, disgraziatamente abbandonata al quarto anno) e la materia cui ho accennato rientra in questo campo.  Poiché lo studio del tempo, del caso e delle circostanze di vita non dipendono da una particolare scienza, solo la Filosofia o l'Astrologia possono trattarle.  Qualcuno obietterà che le cause picologiche e quelle mediche non rientrano nel campo umanistico, la Psicologia e la Medicina essendo scienze esatte.  Circa la Psicologia occorre dire che Jung non la pensava così, facendo dell'Astrologia e dell'Alchimia (a mio parere, purtroppo, riduttivamente) delle forme primitive di psicologia; circa la Medicina bisogna ricordare che senza la Matematica tutte le scienze positive, la tecnologia e pure le tecniche moderne di produzione non esisterebbero e la nostra matematica si basa sui numeri indiani, trasmessici tramite il mondo musulmano.  I numeri indiani, a cominciare dallo 0 (non esistente presso i Romani e la loro civilizzazione europea), sono d'origine astrologica.  Potrei dimostrare che persino la parola <scienza> è d'origine astrale, avendo a che fare coll'a.ing.ski ('cielo'), la fonte antica d'ogni sapere, donde il lat.scio ('so').  
           Affrontati certi pregiudizi di fondo, torno all'argomento sportivo.  Io avevo previsto la vittoria dello scudetto da parte di Mancini & C. per il fatto che il pianeta Giove durante il periodo del Campionato 2015-16 rimaneva tutto il tempo in Vergine, il Segno dell'allenatore nerazzurro.  Avevo dei precedenti per poter affermare questo?  Numerosi.
           Nel famoso scudetto vinto da Sacchi (1987-88), l'unico della sua carriera al Milan, l'ex-allenatore del Parma vinse allorché passò Giove in Ariete.  Basta andare a consultare le Effemeridi per comprovarlo.  Rammento che a poche partite dalla fine del Ritorno quell'anno tutti (non solamente giornalisti e calciatori, ma persino maghi e astrologi) davano per scontato che avrebbe vinto lo scudetto il Napoli di Maradona.  Invece il sottoscritto telefonò a Pronto-Milan, una sorta di segreteria per i tifosi milanisti (a quel tempo ero ancora tale, fin dall'infanzia), spiegando che contrariamente a tutte le previsioni avrebbe vinto il Milan e non il Napoli.  La segretaria mi disse che l'avrebbe comunicato alla squadra, ma non saprei dire se poi effettivamente lo fece.  Sta di fatto che nelle ultime cinque partite il Napoli pareggiò a Verona e perse in casa 2-3 col Milan, venendo sorpassato d'un punto.  Avrebbe potuto rifarsi nelle ultime due gare, tuttavia le perse entrambe con Fiorentina e Samp.  Il Milan l'ultima la pareggiò a San Siro colla Juve di Scirea.  Fu l'ultima partita in cui vidi il grande Scirea.  La Juve era indietro, ma Scirea era ancora uno spettacolo da guardare.  Poi si ritirò dal campo e accadde l'evento fatale.  Essendo spesso un sensitivo (seppure non sempre, unicamente in certi periodi particolari, quando non sto bene), sento le vibrazioni delle cose che debbono accadere o che sono appena accadute.  Quando Scirea ebbe l'incidente, ho percepito che gli era accaduto qualcosa di grave.  Ricordo l'annuncio alla 'Domenica Sportiva': dissero dell'evento prima del nome dell'incidentato ed io (stavo in sala da pranzo) ho pronunciato forte il nome prima di loro con grande rammarico.  Lo ammiravo molto.  Pur non essendo mai stato tifoso juventino giocatori come Sivori, Charles, Zoff e Scirea sono sempre stati per me degli idoli da ammirare; quasi come i miei due preferiti, Rivera e Altafini.
           Dopo quella volta ci provai in altre occasioni ad indovinare: ad es. con Zaccheroni, benché allora fossi già passato a tifare Lazio per ragioni che non sto a spiegare.  Lo dissi prima che cominciasse il campionato ad una edicolante, indicando col dito la foto dell'allenatore sulla rivista 'Forza Milan!'  E ci azzeccai perfettamente, sebbene come ho detto tifassi già Lazio e quindi dovetti soffrire amaramente quando i biancazzurri vennero superati all'ultimo dopo un cammino fantastico dal ritorno inatteso (persino da me, che pensavo d'aver sbagliato previsione) del Milan.  Altre volte ancora sono state: la vittoria della Sampdoria ai tempi di Mikhailichenko nel '91; il primo scudetto di Conte alla Juve come allenatore nel 2011-12, cosa di cui comunicai la previsione su Facebook nelle prime giornate di campionato alla giornalista sportiva Vanessa Leonardi (che in realtà avrei contattato di lì a poco, personalmente, onde poterla avere in qualità mia di sceneggiatore e di regista per un film-tv in una possibile produz.Sky alfine mai richiesta), trattando la questione colloquialmente assieme al problema-Krasic.  Ed infine fu facile prevedere la vittoria di Allegri nel primo anno alla Juve, poiché Giove sin trovava in Leone, il Segno appunto dell'attuale allenatore bianconero.  Questa facilità di previsione e quelle analoghe precedenti mi avevano convinto, in mancanza di altre constatazioni, che bastava la presenza di Giove nel Segno dell'allenatore o d'una data squadra, per vincere un trofeo importante.  La Juventus, peraltro, vinse la Coppa Italia lo scorso anno ed arrivò in Finale in Champions' League.
           Sicché, edotto dalle precedenti esperienze, ho provato a far la stesssa cosa nel 2015-16.  Giove in Vergine, quindi Mancini.  Tanto più che l'Inter ha come Ascendente la Vergine, se è vero che possiede il Biscione per emblema.  Purtroppo però il Sole dell'Inter è in Pesci, in opposizione, e questo era già un segnale negativo da me sottovalutato.  Oltretutto, agendo superficialmente, non ho tenuto conto che a differenza di altri anni quest'anno ad un certo momento (cominciando l'inverno) si sarebbe formato un quadrato di Saturno a Giove; ed  in tali contrasti ha sempre la meglio il pianeta più lento, in questo caso Giove.   Per cui, ecco che al termine dell'Andata la sfortuna ha avuto il sopravvento sulla fortuna per l'Inter.  C'erano entrambe in realtà, ma la prima ha prevalso.  Oltretutto Saturno ha a che fare col trascorrere temporale, col ritardo, coll'arbitro.  Si spiegano così certi gol presi nel Secondo Tempo dopo esser stata in vantaggio nel Primo.  Un disastro insomma, con grave disagio sul piano psicologico e nervoso a causa di tali ribaltamenti che si riflettevano negativamente sul morale, causando depressione nell'animo dei giocatori e probabilmente anche del tecnico.  Quel che esattamente mi pare sia accaduto, benchè l'alternanza di fortuna e sfortuna abbia fatto vincere alcune partite, riuscendo a far proprio almeno il quarto posto ai danni della Fiorentina.  Unica partita positiva quel 3-0 in Coppa Italia contro la Juve, il quale avrebbe potuto spingere l'Inter in finale col Milan; purtroppo il rigore sbagliato dal pur grande Palacio (in quella partita non avrebbe dovuto tirare, essendo entrato tardivamente a risultato acquisito, non aveva grinta) lo ha impedito, con mio rammarico.  Avevo giocato, alle scommesse, la vittoria dell'Inter in Campionato e quella della Juve in Champions.
           Che non sia colpa di nessuno è comunque dimostrato dal fatto che pure la Fiorentina ha avuto la medesima crisi dell'Inter, solamente che non avendo i viola il prestigio dei nerazzurri nessuno ha protestato.  Non a caso, a tal proposito, faccio notare che la Fiorentina è Vergine, così come il proprio allenatore.  Forse addirittura i viola sono Vergine anche di Ascendente, visto che hanno per emblema il Giglio, non per nulla il fiore sacro per eccellenza della Madonna al pari della Rosa.
           Per quel che concerne la Juventus, bisogna dire che questa squadra, se si fosse dedicata esclusivamente alla Champions avrebbe potuto benissimo vincerla.  Io avevo previsto questo ed avevo previsto che il Barcellona non avrebbe passato i Quarti, fatto che regolarmente si è poi verificato.  Fosse andata in Semifinale al posto del Manchester City avrebbe trovato il Real, che aveva già eliminato lo scorso anno.  E coll'Atletico non sarebbe stato impossibile vincere il trofeo.  Invece la Juve, avendo fatto male all'inizio per via dei cambi (o, meglio, dei relativi aspetti astrali che li concernevano), ha suscitato un vespaio di polemiche fra i tifosi, i quali telefonavano a 'Radio Sportiva' chiedendo che Allegri fosse cacciato.  La Juve in principio si era convinta che poteva aspirare a vincere la Champions nel 2016, essendo stata una splendida finalista l'anno precedente, ed aveva difatti battuto due volte il Manchester City, finito poi in Semifinale. Indi intervenne John Elkann, chiedendo alla squadra di non rinunciare al Campionato.  Non so quanti accidenti gli abbia mandato segretamente.  Si sapeva che la Juve era ancora la più forte.  Onde non era difficile a quel punto, nonostante il ritardo in classifica dei bianconeri (ma le cose si stavamo mettendo a posto con Dybala & Pogba), presagire che avrebbe potuto vincere il quinto scudetto.  La Juventus in tutta la propria storia ha pensato sempre più al Campionato che alla Champions; per questo, quando ha vinto, lo ha fatto per lo più con  i rigori.  Siffatto atteggiamento ha finito per ritorcersi negativamente su tutto il resto del Campionato, stimolando i numerosi giornalisti e tifosi che simpatizzano per la Vecchia Signora a credere in un recupero di punti.  E si sa quale sia il potere mediatico, sia pur indiretto, della Juve in Italia.  Ciò è andato in ogni caso a detrimento del Girone di Champions, dove era prima, ma perse la sciagurata ultima partita contro il Siviglia.  Il Siviglia ne approfittò per tornare in Europa League, che ha vinto poi in maggio per la terza volta.  La Juve, in qualità di seconda, finì col Bayern e fu eliminata.  Come mai la Juve ha vinto Campionato e Coppa, non avendo Giove favorevole a differenza dell'altro anno?  Innanzitutto l'altro anno Allegri non aveva soltanto Giove congiunto al Sole in Leone, ma pure Urano in trigono dall'Ariete; e quest'anno, viceversa, oltre al solito lento Urano anche il lento Saturno dal Sagittario.  Per andar bene all'ultimo si è aggiunto anche Marte in Sagittario.  Questo spiega perché abbia vinto due trofei come l'anno precedente, quantunque in maniera diversa, distanziando il Napoli.  Sarri da parte sua aveva anch'egli due trigoni favorevoli inizialmente, Giove dalla Vergine nei confronti del Sole natale in Capricorno e del Giove natale in Toro.  Ciò dà ragione dello splendido Girone d'Andata, terminato col Napoli campione invernale.   Sennonché il quadrato di Saturno a Giove ha danneggiato nel Girone di Ritorno pure Sarri (non solo Mancini e Souza), anche se molto meno, non essendo lui del Segno della Vergine.  Su Spalletti non saprei che dire, è un Pesci, mi ha molto meravigliato.  Avrebbe dovuto avere sfavorevoli sia Giove che Saturno, invece...  Non sono riuscito a capire, sinceramente parlando, come abbia potuto far così bene.  Probabilmente aveva un Ascendente favorevole, oppure gli aspetti negativi cadevano in case non determinanti e viceversa quelli positivi.  Di per certo so che persino gli aspetti negativi, tipo quadrati ed opposizioni, se utilizzati in certo modo (colla grinta al massimo) producono risultati positivi.  Tant'è che gli antichi li adoperavano, anche se può sembrare contradditorio ma non lo è, per combattere e vincere le guerre.  Ecco il motivo per cui l'Inter ha battuto la Juve in Coppa Italia a S.Siro!  Non ha saputo però mantenere quel livello di grinta duraturo e in altre partite, avendo aspetti negativi prevalenti, s'è afflosciata.  Diversamente dall'Andata, quando pur giocando male vinceva.  Avrebbe dovuto continuare in quella direzione, invece ha cambiato strada ed ha sbagliato gli acquisti invernali.  Senza volere, ho trovato la ragione del successo relativo di Spalletti.  Colla grinta la Roma ha vinto partite che meritava di pareggiare o di perdere, come quella nel Ritorno col Sassuolo, ed ha continuato a quel livello di tensione.      



Il 2° Giro d'Italia vinto da Nibali

           Per quel che riguarda il Giro il mio giudizio è che l'abbia perso Kruuswijk (leggi: kreuswek), per mera sfortuna, più che vincerlo Nibali.  Premetto che da 10-12 anni non seguivo più il ciclismo, ossia dalla morte (per me omicidio) di Pantani.  Come la maggior parte degl'italiani tifavo per la vittoria dello 'Squalo', anche perché a causa del mio allontamento dalla tv negli scorsi anni non conoscevo più alcun corridore.  Ogni volta che mi appressavo allo schermo, lo facevo per dare unicamente un'occhiata alle corse, o vedere la simpatica Alessandra De Stefano.  Confesso d'essere un suo ammiratore, come della Leonardi.  Le corse in sé mi recavano troppa tristezza al pensiero di quel che era successo ed alle continue squalifiche per doping.  Nel cuore di molti, non solo per me, è evidente che lo scorpionico Nibali ha preso il posto del capricorniano Pantani.  Pantani era più scalatore, Nibali è più abile come passista.  Il fisico è simile, magro e longilineo, ma spicca maggiormente Nibali  in altezza: 1,81 di contro all'1,72 di Pantani.  Anche il peso, di conseguenza, è maggiore nel primo (65 kg) che nel secondo (54 kg).  Durante il Giro mi ero tuttavia convinto, sentendo i commenti televisivi a 'Raisport' e ad 'Eurosport' che Nibali non fosse in forma quest'anno o persino che si ritirasse.  Cercavo dunque qualcuno per cui tifare: dapprima Jungels, in memoria di Gaul, il primo corridore di cui diventai tifoso negli Anni '50 quand'ero bambino delle Elementari; poi Zacharin (ho la moglie russa), pur non disdegnando Kruuswijk per personale simpatia.  Mi ero meravigliato, scorrendo la voce relativa su Wikipedia, che l'olandese non avesse mai fatto nulla d'importante prima.
           Finché siamo arrivati alla tappa di Pinerolo.  Avevo ammirato come Kruuswijk s'era difeso.  Dopodiché al Colle dell'Agnello è accaduto l'imprevedibile.  Imprevedibile?  No, poco prima che succedesse la caduta rovinosa del povero olandese col salto mortale sulla neve, guardando la tv avevo in mano le Effemeridi per controllare se altri avrebbero potuto vincere il Giro.  E mi accorsi che Kruuswijk aveva disgraziatamente Saturno opposto al Sole di nascita, il Sole di transito nella XII Casa del Sole natale.  Ne dedussi che avrebbe perso non solo la maglia, ma addirittura il podio.  Subito dopo, nella prima parte della discesa, la bicicletta dell'olandese andò contro la neve e fece il ruzzolone cui tutti abbiamo assistito.  Forse una piccola gelata di neve disciolta dal calore del sole su quel punto della strada, perché il corridore a rivedere il filmato non sembra aver preso male la curva prima di finir contro la neve e ribaltarsi in aria per la spinta dinamica a quasi 270°.  Fatto più grave non molto dopo per lo sfortunato Zacharin, finito all'ospedale per una scapola e una clavicola rotte, essendo caduto sulla roccia.  La classifica, in virtù di questi due incidenti, è stata del tutto alterata.  Inutile negarlo.  Chaves ha preso la maglia rosa, forse persino immeritatamente, dato che Nibali comprendendo d'aver in mano la possibile vittoria finale lo aveva lasciato indietro, rubandogli coll'abbuono parecchio tempo.  Nibali aveva potuto vincere la tappa e migliorare nettamente la classifica non solamente per i due incidenti, ma pure per il gioco di squadra con un compagno dell'Astana. 
           Chaves è apparso fin da subito un ragazzotto senza arte né parte, inesperto ed ingenuo come tutti i colombiani.  Non si era mai piazzato in precedenza, neanche nella Vuelta a Colombia, in vigore a partire dal 1951.  Vorrebbe vincere il Tour prossimo in luglio, al dire dei telecronisti, ma ha i numeri per farlo?  Analizzando la sua nascita, ho constatato che il duello fra lui e Nibali sarebbe andato avanti sino a luglio-agosto, ma mi sono accorto che a conferma di quanto s'era visto in tv nella terz'ultima tappa nella penultima Nibali gli avrebbe dato del filo da torcere.  E difatti è stato così, anzi peggio.  Chaves è arrivato all'arrivo con un ritardo notevole, rischiando di perdere persino il terzo posto.  Nibali, rinfrancato dal successo della tappa precedente, nella penultima ha fatto un gioco di squadra ancor più rilevante, a tre.  E gli è andata bene.  Fosse riuscito il colombiano a stare a ruota di Valverde e di Uran Uran, avrebbe potuto conservare la maglia rosa e vincere il Giro, ma non era più capace di pedalare con convinzione.  Chavez è nato il mio stesso giorno di nascita, è un Capricorno come Pantani; ma, avendo troppi pianeti in Capricorno e per giunta Giove a loro opposto in Cancro, gli è andata male proprio all'ultimo in montagna, suo terreno favorito.  Anche perché le strade belle attuali fan sì che le montagne possano essere meglio scalate dai passisti-scalatori che dai veri scalatori.  Nibali ha due pianeti in Capricorno, Giove e Marte, che appoggiati da Plutone in congiunzione e Giove in trigono lo hanno spinto al trionfo recandogli molta fortuna.  Inoltre, Marte neanche a farlo apposta proprio sabato scorso è tornato retrgrado in Scorpione, il Segno del siciliano.  Io l'avevo premesso venerdì dopo la scalata del Colle dell'Agnello, parlando colla tv come fanno i matti, che la penultima tappa gli sarebbe stata favorevole nella penultima tappa.
           A questo punto va chiarita tuttavia una cosa.  Perché l'ammiraglia della Team Lotto NL-Jumbo non era dietro il corridore dopo l'incidente ed ha lasciato che Kruuswijk scendesse dall'Agnello colla bicicletta scassata dall'incidente?  Bisognerebbe indagare a fondo in proposito, se è vero che Merckx aveva pronosticato uno o due giorni prima l'olandese quale vincitore del Giro a causa del vantaggio accumulato, dileguatosi poi nei confronti del Nibali solamente per via dell'incidente e del mancato sostegno da parte della propria ammiraglia.  Che Nibali non avesse contro altri che Valverde (salito al traguardo durante la crisi di Chavez sulla scia di Uran Uran), piazzatosi terzo alla fine, è dimostrato dai piazzamenti rispettivi dei secondi in casa Team Lotto NL e Orica Greenedge: Battaglin 42° e Howson 53°.  Se si pensa che Nibali ha avuto in appoggio nell'Astana Pro Team lo svizzero Fuglsang 12° e l'italiano Scarponi 16°.  Egualmente Valverde, della Movistar Team, ha potuto contare sul costaricense Amador 8° e sull'italiano Visconti 13°.  Con questa disparità di squadre, i posti raggiunti dall'olandese e dal colombiano sono più che onorevoli.  Nibali, già vincitore in 1 Tour, 1 Vuelta ed 1 Giro, ha vinto con merito; ma senza la squadra  lui stesso lo ha affermato onestamente alla fine, da personaggio rispettoso degli avversari (una sfortuna era capitata pure a lui nella cronoscalata, bisogna rammentarlo per obiettività)  non avrebbe potuto farlo.  Onore al vincitore e pure agli sconfitti!  W il Giro!  

                                                      Ivan Hud

Appendice

 P.S.-1- Segnalo nel panorama generale un ottimo articolo di Dario Caccarelli su Il Sole-24 ore, davvero un pezzo di grande giornalismo sportivo:

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2016-05-27/colpo-scena-giro-d-italia-cade-maglia-rosa-nibali-risorge-181916.shtml?uuid=ADRnHGR

   
 P.S.-2- Sul ritardo dell'ammiraglia della Loto non ho trovato niente di particolare, però sulla fuga di Nibali e Chavez la Movistar ha asserito dopo la terz'ultima tappa che Valverde li aveva quasi raggiunti in discesa, ma delle moto li hanno aiutati a riprendere il largo.  Benché il corridore non abbia assecondato la sua casa ciclistica.  Kruuswijk è diventato addirittura un "violentatore di neve".  Complimenti alla sportività di certuni, che almeno hanno il coraggio di riportare la polemica.  Link: blastingnews -

http://it.blastingnews.com/sport/2016/05/giro-d-italia-le-proteste-della-movistar-per-la-fuga-di-nibali-e-chaves-00941899.html

In altre parole, se la cosa è veritiera (e non pare vi sia il motivo per dubitarne), le cose stanno come supposto.  Fuga a due, per poi attaccare il giorno dopo il senza-squadra e vincere.  Questa storia rassomiglia a quella dell'Inter, superata da Napoli e Juve, col Napoli lasciato poi a godersi il secondo posto.  Naturalmente, io non ho i requisiti per fare alcuna polemica di nessun tipo.  Personalmente credo che siano gli astri a determinare i meriti, come indica l'etimo del termine, dal gr. méros = 'sorte'.






martedì 10 maggio 2016

L’esclusione di Rivera a Messico ’70,



una delle più grandi ingiustizie sportive
 di tutti i tempi




           Pensando alla storia trascorsa del calcio…  Memento!  Rivera, come noto, subì una delle più grandi ingiustizie che la Storia del Calcio rammenti, a parte quelle ben più gravi dei due grandi eroi E.Streltzov (il russo contro il comunismo) e M.Sindelar (l’austriaco contro il nazismo).




         Non è perché Rivera fosse dell’Alessandrino, la mia terra d’origine, ma il popolare Gianni (in tempi berlusconiani non più tanto per questioni di presidenza milanista) allora era il più bravo giocatore italiano di tutti i tempi.  Al dire del giornalista Sconcerti (Sky), addirittura, lo è ancor oggi.  L’unico paragone possibile, in tempi post-bellici (Meazza non l’ho mai visto), è con Meroni, Baggio o Del Piero.  Secondo Sconcerti, dopo di lui, viene invece Totti ed è un giudizio che si può anche condividere visto quel che il 'cocco de Roma' ha fatto nel finale di quest'ultimo campionato.

          Grazie a Rivera l’Italia andò in Finale col Brasile di Pelé, dopo la leggendaria vittoria sulla Germania di Schnellinger – altro milanista – per 4-3.  Nella seconda metà degli Anni ‘60, però, ai trionfi rossoneri era disgraziatamente subentrata – parlo col rammarico dell’ex-milanista qual ero in quegl’anni – l’epoca del pur simpatico Herrera e dello schivo Moratti Sn., coadiuvato dal bravissimo Italo Allodi.  L’inizio d’un nuovo decennio post-sessantottino, caratterizzato dalla notevole fluenza delle chiome anche in ambito calcistico, avevano visto appunto l’affermazione dell’Italia quale finalista a Messico ‘70.

           Perdurava tuttavia l’antitesi milanista-interista fra Rivera e Mazzola sorta dopo il fallimento di 4 anni prima in Inghilterra da parte di Edmondo Fabbri, quando l’Italia era stata brutalmente eliminata nel Girone di qualificazione dalla Corea del N. per un tiro da fuori area d’un certo Park, un dentista semiprofessionista; e dall’Urss per un 1-0, gol di Chislenko.  Nel ’66 Fabbri aveva tentato, sperimentalmente, di formare il trio Bulgarelli-Mazzola-Rivera coi giocatori di spicco delle tre squadre in quel momento protagoniste del campionato  (Bologna, Inter e Milan, la Juve essendo per lo più fuori dai giochi), ma la sfortuna aveva portato all’esonero dell’ex-allenatore del Mantova.

           Aveva preso il posto di costui l’assai meno geniale Valcareggi, che tuttavia ebbe il merito di condurre l’Italia alla suddetta finale del mondiale a Città del Messico.  Orbene, Valcareggi aveva un credo atletista ed era tanto presuntuoso quanto scalcagnato; sicché finì per escludere Rivera dalla finale nonostante questi avesse segnato il gol decisivo del passaggio di turno in semifinale, puntando tutto sul più atletico Mazzola.  Finì 4-1 per il Brasile, con l’interista a fare una pessima figura insieme ad altri nerazzurri schierati in campo.

           La critica sportiva si divise a metà fra i falsi realisti, antesignani dei “prostituti intellettuali” d’oggi (per dirla alla Mourinho), e i più idealisti; difensori ovviamente di Rivera, come d'altronde il sottoscritto, che stava pigliando la maturità liceale.  Prevalsero i primi, colla scusa che il Brasile “era troppo forte”.  Niente di più falso.  Il Brasile nell’altra semifinale aveva faticato con un Uruguay tutt’altro che trascendentale e s’era imposto solamente per 1-0.  Pelé era a fine carriera e non fu per nulla decisivo, né durante il torneo né in quella stessa finale.  Anche se fece un bel gol. 

          Ad onor di cronaca, va sottolineato che Pelé non era stato determinante neppure negli altri due mondiali vinti dal Brasile in precedenza.  Giacché in Svezia nel ‘58 – allora ero bambino ed ero attratto come tutti i bambini dal caleidoscopico scioglilingua Didi-Vavà-Pelé (tramutato ben presto in Didì-Vavà-Pelè, cioè accentando anche il nome del primo giocatore, che pronunciato in portoghese suonava in realtà quasi ‘Gigi’), ma mi sono documentato dopo – furono Garrincha e Didi (eletto non per niente miglior giocatore di quel Mondiale’) i veri assi nella manica del Brasile, che cancellò a qual modo l’onta della finale persa in casa coll’Uruguay nella sconfitta per 2-1; con gol di Schiaffino e del baffuto Ghiggia, celebre uruguagio poi passato alla Roma, i quali ribaltarono così nel finale l’1-0 a favore della squadra di casa.  Nel Mondiale in Svizzera del ’54, egualmente, vi era stata un cocente sconfitta per 2-4 contro l’Aranicsapat (‘Squadra d’oro’) di Puskas, Hidekguti, Czibor e Kocsis nella famosa “battaglia di Berna”.  Pelé divenne famoso nel Mondiale del ’58 per i 6 gol segnati nelle tre ultime partite: 1 col Galles ai Quarti nella vittoria per 1-0, 3 nella Semifinale colla Francia vinta per 5-2 e 2 nella Finale colla Svezia con analogo risultato; ma a parte la prima partita, nelle altre due in entrambi i casi fu Vavà coi suoi 3 gol ad esser più determinante di lui, che segnò i suoi 5 a risultato già acquisito ossia sul 2-1 per il Brasile.

           Vi era peraltro un giocatore nel mondo più valido a quei tempi sia di Garrincha sia di Pelé, quest’ultimo ancor troppo giovane per contare.  Alludo al grande russo Streltzov, che assieme a Yashin (l’unico portiere ad aver mai ricevuto il Pallone d’Oro) aveva portato l’Urss in trionfo alle Olimpiadi di Melbourne nel ’66; con due gol entrambi determinanti, nel doppio 2-1 dapprima contro la Germania nel Girone di qualificazione e poi, in Semifinale contro la Bulgaria, contro cui ribaltò nel finale il risultato a sfavore in un 1-1 prima che un suo compagno segnasse la rete della vittoria.  Ciononostante fu poi purgato da Beria, finendo in un gulag per un crimine in realtà mai commesso, il presunto rapimento d’una nipote di Stalin; che s’era invaghita di lui, onde il povero Eduard era stato costretto proditoriamente dal regime sovietico ad ammettere colpe irreali.  L’Urss aveva battuto la Svezia di Liedholm, Green e Nordhal 6-0 in Svezia nel pre-mondiale, Svezia che invece il Brasile faticò a battere nella finale di Stoccolma, nonostante il risultato finale di 6-3 a suo favore.  La stessa Svezia, a dire il vero, aveva battuto l’Urss 2-0 nei Quarti e l’Urss aveva perso collo stesso risultato nel Girone di qualificazione contro il Brasile, ma si trattava d’una squadra senza il giocatore migliore, Streltzov appunto.  Con Streltzov in campo le cose sarebbero sicuramente andate in maniera diversa e probabilmente l’Urss avrebbe vinto quel Mondiale in Svezia, poiché era più forte sa della Svezia sia del Brasile.  Come aveva dimostrato a Melbourne.  Occorre ricordare, in proposito, che alle Olimpiadi potevano andare i professionisti a quel tempo anche nel calcio.

          In Cile, nel ’62, fu ancora una volta Garrincha, assieme a Didi e a Vavà oltrechè al sostituto dell’infortunato Pelè (Amarildo, in seguito comprato dalla Fiorentina, indi dal Milan) il giocatore determinante per la vittoria.  In Messico Pelé era ormai vecchio e, pur avendo dei trascorsi da grandissimo goleador (il primo a superare la quota 1000, raggiunta nel mondo dopo di lui solo da Romario), non è mai stato calcisticamente parlando all’altezza d’un Maradona.  Secondo me neanche di Rivera.  Non era neppure un vero numero 10, era un 9 e ½, a metà fra gl’interscambiabili Baggio e Ronaldo.  Benché fosse meglio degli ultimi due, ammesso che i paragoni siano cosa lecita e a mio parere non lo sono mai, esprimono semplicemente dei punti di vista unilaterali.

          La menzogna sulla pretesa forza del Brasile, che in Inghilterra nel ’66 aveva fatto pena a causa del declino inesorabile di Garrincha per l’età avanzata, tanto che i gialloverdi finirono terzultimi nel loro Girone con 2 punti al pari dell'Italia, servì comunque a mascherare agli occhi del mondo il grande torto fatto al nostro più grande giocatore di football.  Vero che nel Brasile del ’70 c’erano forze nuove, tipo Gerson e soprattutto Rivellino (la star brasiliana del momento, tuttavia dopo quel Mondiale non vinse altro in sede internazionale), ma quel Brasile poteva essere battuto colla migliore Italia in campo e cioè con un’Italia al servizio di Rivera.  L’interismo (chiedo scusa per il neologismo) allora diffuso non l’avrebbe però permesso, purtroppo.





          P.S.-   Da allora, se m’è concesso di fare un’annotazione personale, non ho mai più tifato per la nazionale di calcio italiana.  Tranne che in 2 soli casi: in Spagna nell’82 ed in Germania nel 2006.  Fu un fatto casuale la vittoria italiana in entrambi i casi, neppure a farlo apposta.  Mi convinse a tifare per l’Italia l’ostracismo contro i nostri rispettivi allenatori da parte della critica sportiva, che pure ho cominciato a detestare a partire da Messico ‘70. 

                                                                                     

(artic. di Ivan Hud pubblicato il 24-03-09 su Ilbardellosport [c.s.f.], indi cancellato insieme a tutto il 'Noiblog' su blogs.it nel dic. 2015, ed ora ripubblicato in forma riveduta)

martedì 3 maggio 2016

L'erba "voglio" non cresce neanche nel giardino del re





          (Dalle telenovela di Diego Maradona ai morsi di Louis Suarez)


          Così mi dicevano sempre i miei genitori quando negli Anni Cinquanta ero ancora bambino.  Un decennio prima che nascessi d’altronde in Italia c‘era ancora il re, poi fu costretto ad andare in esilio.



https://www.youtube.com/watch?v=JicLqgFrbCc


          La cosa che m’ha fatto incavolare di più in questo girone eliminatorio dei Mondiali Brasiliani è stata la lunga squalifica del povero Suarez.  Non che non fosse colpevole, lo era, ma come al solito nel giudicare i falli si sono adottati due pesi e due misure.  In fondo l’uruguagio ha fatto meno di Neymar, sceneggiata di Chiellini a parte, eppure sul brasiliano ora domiciliato in Catalogna non è stata usata la prova-tv.  Un morso, peraltro leggero (almeno questa volta, le altre 2 volte non lo seguivo ancora), è meno grave sul piano fisiologico d’un pugno o d’una gomitata in faccia.  Il lieve morso è semplicemente più antiestetico ed infantile, indica che la persona che lo compie ha dei gravi problemi psicologici, ma non provoca traumi gravi nell’avversario come i colpi in faccia od i calci alle gambe.  Non costringe all’uscita dal capo per medicarsi e non fa perdere le partite a chi lo subisce.  A differenza di pugni, calci e testate. Come mai, dunque, Suarez ha ricevuto una squalifica tanto grave?  Severità esemplare, moralismo o qualcos’altro più celato?  Facile a capirlo.  Tutti attendono già la finale fra Messi e Neymar, di qui tutto il resto, che spiegherò ivi a seguire ma che è facile da intuire.  A meno di avere pregiudizi di sorta.

          Ovviamente, va premesso, la pretendente finale a vincere è il Brasile, che ha già dei precedenti in tal senso; ho raccontato altre volte di come un giorno d’estate, finito il Mondiale degli Usa nel ’94, m’imbattei in un foglio di giornale ingiallito dall’umidità del lavatoio – che attrasse casualmente la mia attenzione.  Conteneva un articolo de La Stampa, precisamente del maggio 1994.  Un mese prima dei Campionati Mondiali era venuto fuori lo scandalo in Brasile riguardante un nipote del Pres. della Fifa.  Se ben rammento, concerneva dei brogli nel brasileirão, il campionato nazionale brasiliano.  Dunque, mi ero detto, tal nipote tale zio; o nonno, non so bene.  Infatti da più parti Havelange fu sospettato di aver fatto in modo che l’Argentina di Maradona fosse eliminata attraverso il controllo antidoping, a tutto vantaggio evidentemente del Brasile di Romario e Bebèto.  Che ci sia stato dietro a quell’evento un complotto internazionale è dimostrato, indirettamente, dal fatto che l’allora Pres. della Federazione Argentina Grondona non aveva reagito alla squalifica di Diego perché trovato positivo nel controllo.  Difatti Maradona l’accusò di non averlo difeso, come sarebbe stato suo dovere fare.  Il più onesto Uruguay, invece, ha reagito adesso difendendo il suo campione.
     
          Seppur questa volta sia quindi avvenuto diversamente con Suarez, la sostanza in fondo è la stessa.  Innanzitutto, si è intervenuti nel quadro del Girone Eliminatorio, ponendo l’Uruguay in un girone difficile, con Italia ed Inghilterra.  Che vi sia stato qualcosa che non va è stato ammeso unanimemente dal giornalismo nostrano a proposito della Francia, prima per la qualificazione: un gol irregolare, dovuto ad un fallo non sanzionato dall’arbitro.  E poi, per la facilità del girone ove la squadra transalpina è stata collocata.  Se un girone è stato manipolato, tutto il quadro dei gironi ne risulta artefatto e perché non sospettare che anche in altri si sia messo mano?  Non si tratta solo di palline calde o fredde.  Basta formulare dei criteri appositi di selezione dei gruppi per le teste di serie ecc., con altrettanti marchingegni di esclusione di determinati scontri colla pretesa di rendere più avvincente il torneo, ed il gioco è fatto.   Inevitabilmente le squadre vengono pilotate dove si vuole.  A questo punto intervengono gli orientamenti direzionali degli arbitri, che agiscono per la famosa sudditanza psicologica; in base al prestigio delle varie direzioni calcistiche, nonché su indirizzi propri dettati dalla Fifa.

          Ora, Inghilterra, Italia ed Uruguay erano team che avevano già vinto tutti e tre i campionati del mondo, perciò sarebbe stato meglio che facessero da teste di serie.  Chi può escludere che prima di stabilire i criteri selettivi per i gruppi non si sia fatto il calcolo per vedere quali squadre li avrebbero composti?  In certo senso, ciò sarebbe stato persino lecito o addirittura auspicabile se fosse vero che lo spettacolo debba venir sempre privilegiato rispetto alla casualità.  Il problema è che le cose stanno diversamente, come ha protestato oggi Maradona, criticando la lunga squalifica di Suarez ed affermando che la Fifa fa di tutto immancabilmente per rovinare lo spettacolo.  Sottinteso, come successe ad Italia ’90 e ad Usa ’94.  Perfettamente d’accodo.  Ma perché questo?  "Soldi, soldi, soldi", tanto per intonare una nostra vecchia canzone cantata dalla bella Sofia…  La finale fra Argentina e Brasile sarebbe il sogno di tutto il Sudamerica, non ci sono precedenti se non in Coppa America, ma la Coppa America è altra cosa.  Ci sarebbero grandi introiti a livello pubblicitario, commerciale, televisivo, in tutti i settori insomma.  Un successo di pubblico e d’impresa che non sarebbe viceversa garantito da una finale fra Uruguay ed Argentina, e nemmeno da una fra Uruguay e Brasile.  Essendo probabilmente il Brasile la squadra designata a vincere, si è fatto in modo che l’Uruguay si scontrasse coi verde-oro prima della finale e che, possibilmente, l’Uruguay fosse eliminato prima.  In modo che non succeda quanto avvenuto nel 1950.  L’impressione, vedendo da fuori, almeno è questa.   

          Indipendentemente dal fattore economico, che pare preponderante nella vicenda, bisogna comunque sottolineare che per un motivo o l’altro tutti i disadattati del calcio, nostrano e non, sono stati messi sotto accusa negli ultimi giorni.  Balotelli e Cassano, costantemente sotto i riflettori per il loro carattere bizzoso, sono divenuti oggetto di critica immeritata da parte della stampa.  Qui in ogni caso non voglio entrare nel problema dell’Italia calcistica, che va trattato a sé.  Benché le voci di corridoio suggeriscano che Balotelli fosse molto nervoso per i due gol sbagliati colla Costarica, i quali avrebbero favorito la qualificazione dell’Italia; e che Prandelli lo avrebbe pertanto ripreso, vedendolo troppo in ansia (era già stato ammonito), fino a farlo uscire.  Di certo l’espulsione precipitosa di Marchisio (sarebbe bastato un giallo) ha scombussolato la gara, quantunque l’Uruguay non ne avesse colpa.  Segni di nervosismo da parte italiana c’erano già stati: in particolare un calcio alle gambe di Suarez, che proveniva da un infortunio (rottura del menisco), ed una gomitata rifilatagli in volto da Pirlo, forse involontaria forse no.  Si sapeva che Suarez aveva un temperamento nervoso e che se fosse stato provocato avrebbe reagito, gli azzurri sono talora (quando necessita) maestri nella provocazione.  Vedi Materazzi nell’ultimo mondiale vinto dagli azzurri.

          Chiellini, non per niente, ha rifilato una seconda gomitata a Suarez da stopper abile com’è.  Ecco perché il giocatore uruguagio ha reagito e difatti ha indicato questa come propria scusante appena avuta notizia dell’esagerata squalifica.  Louis dal punto di vista astrologico appartiene infatti all’Aquario, un Segno noto per la sua straordinaria originalità ma anche per il suo furore dinamico.  In campo artistico basterà fare alcuni nomi per capire quali disposizioni appartengano al Segno (anche col Sole altrove): Mozart, Schubert e Wagner in campo musicale; la Fracci nel campo della danza; Eisenštein, Griffith, Ford e Truffault in campo cinematografico; Grant, Bogart, Gable, Scott, Borgnine, Dean, Weissmuller, Lemmon, Welles, Newman ovvero la Nowak (bellissima nel film 'Incantesimo' con T.Power), la Simmons (stupenda nella sposa di Sinuhe, il medico egizio fratello ignoto di Akhenaton), la Farrow (bravissima nella parte dell’amante del fitzgeraldiano ‘Grande Gatsby’) o la Redgrave (anticonformista) e la Turner in campo recitativo.  Nonché Dickens, Carroll, Stendhal, Cekhov, Scott Fotzgerald, Verne, Wells, Borroughs e la Woolf in quello letterario; Byron e Yeats in quello poetico; Manet in campo pittorico.  In campo sportivo altri aquariani sono M.Ali (benché  come Sole sia nato invece nel mio stesso giorno, cioè in Capricorno) nel settore del pugilato, Ronaldo nel calcio.  Senza contare altri campi: Darwin in biologia, Jung e Ellis in psicologia analitica, Edison in fisica, Rama Krishna nel settore spirituale.  Tutti a loro modo dei geni, ma con una vena larvata di follia.  A volte l’uranico furore si trasforma in originalità (Urano era in Grecia il dio degli inizi, come l’omologo Giano a Roma) oppure in straordinarietà.  Anche quando si applicano a cose ordinarie, gli aquariani tendono a fungere da fondatori quali Lord Baden Powell (ha fondato i Boys Scout) o dei leader quali la Davis nel Movimento dei Diritti Civili o dei grandi promotori politici come Lincoln oppure dei grandi aviatori quali Lindberg, eccellendo peraltro nella tecnica esecutiva musicale (Rubinštein col piano; Segovia colla chitarra).  

          In conclusione Suarez morde perché è un aquariano (l’Aquario corrisponde al Cane nell’oroscopo cinese), un calciatore straordinario il quale come Maradona (Scorpione in tal caso) ha ricevuto dalla sorte un dono: la grande abilità nel calciare il pallone.  Si può tentare di cambiare questa strana reazione alla tensione agonistica attraverso delle sedute di analisi psicologica (un giornale inglese ha scritto molto sinteticamente, in proposito: HE NEEDS HELP).  Vero, persino Tardelli, che è stato giocatore di gran classe pure lui, lo ha affermato in 'Rai'.  Questo non prova però che doveva essere squalificato così pesantemente o addirittura, come certi ciarlatani e ciarlatane hanno dichiarato nei mezzi d’informazione, radiato dallo sport.  Assurdo!  Tassotti aveva insanguinato la faccia dello spagnolo Luis Enrique quando ricevette la pesante squalifica, pur essendo stato quale giocatore in generale uno sportivo sempre corretto.  Anche Suarez, allorché gioca fino, non è scorretto nell’azione.  Se qualche comportamento dell’uruguagio lascia a desiderare è perché viene provocato, cosa che naturalmente succede a tutti i grandi giocatori.  Succedeva a Maradona, che pure era un angioletto in partita.  Non è giusto agire con mano troppo pesante nel giudicare i falli di reazione, lo si deve squalificare, ma in modo normale: 1 o 2 giornate, non di più, come gli altri.  Perché non è stato squalificato Neymar, allora, che oltretutto non lo aveva fatto per reazione ma di proposito nella prima partita?

          Un’altra cosa che non mi va è il modo vigliacco con cui il mondo del giornalismo italiano ha reagito alla sconfitta italiana, prendendosela col povero Suarez, che oltretutto non aveva fatto una gran partita e non aveva determinato l’esito favorevole della gara per la Celeste  L’Italia non è stata sconfitta da Suarez, ma dalla poca voglia di vincere.  Ha preso troppo a cuore il pareggio.  E poi, squadra che vince non si cambia.  Buffon è stato decisivo negativamente, insieme a Chiellini, nella partita colla Costarica.  Perché non lasciare Sirigu, che aveva vinto?  Vero che Buffon ha fatto grandi parate coll’Uruguay, una giusto su Suarez, ma la fortuna è determinante alla fine; di fatto, l’Italia ha perso 2 partite su 2 con lui in campo.  Può sembrare cinico, ma l’ex-tecnico della Francia (Domeneque, ad intenderci) non aveva torto.  Gli è andata male nello scorso Mondiale sol perché non conosceva l’astrologia…  E poi succede anche ai più bravi astrologi di sbagliare a volte: errare humanum.

          La reazione della stampa italiana e, concertatamente, dei tifosi degli azzurri (io lo sono poco dai tempi della odiata staffetta Rivera-Mazzola) contro Suarez rassomiglia a quella dell’Italia calcistica contro Maradona durante i Mondiali del 1990.  Non c’era ancora internet e i quotidiani speravano di fare lauti guadagni con una vittoria della nostra nazionale in casa.  L’entusiasmo era alle stelle, ma i tifosi nostrani sobillati dalla stampa e dalle televisioni a partire da quelli di S.Siro, dopo la seconda vittoria in campionato del Napoli, fino alla fine si comportarono male fischiando tutti l’inno argentino.  Una vergogna, cui la squadra albiceleste reagì disperatamente battendo l’Italia e raggiungendo l’agognata finale, che perse per un rigore inesistente concesso dall’arbitro guardacaso uruguagio.  Eppure oggi, meravigliosamente Maradona non ha pensato a tal arbitro, non ha pensato che la sua Argentina è stata vinta da Suarez & C. in terra argentina nell’ultima Coppa America (pur privi di Cavani), non ha pensato alla sua amata controfigura attuale col nome di Messi; ma si è preso cura teneramente d’un campione sconfitto, anzi peggio messo al bando in tutti i network di questa società globalizzata.  Ove la verità è diventata un optional, se non persino un’utopia. 

P.S.  Non a caso anch’io, fra i tanti, ho dedicato un giorno una mia canzone al grande Diego…  Oggi l’ho quasi dimenticata, ma non ho dimenticato la grandezza di questo grande calciatore.  Viva Maradona, viva Suarez!

(artic. di Ivan Hud pubblicato il 27-06-14 su Ilbardellosport [c.s.f.], indi cancellato insieme a tutto il 'Noiblog' su blogs.it nel dic. 2015, ed ora ripubblicato in forma riveduta)